Dicembre 2007


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Qualche anno fa un mio amico e compaesano emigrato in Australia mi raccontava del suo interesse per la cultura delle popolazioni neolitiche sarde. Rievocava, con quella nostalgia che si portano dentro le persone che hanno dovuto lasciare la loro terra, quando da bambino giocava tra le rovine dei nuraghi e ricordava alla perfezione i luoghi che portava impressi nella memoria, dicendo che avrebbe voluto scrivere un libro ambientato in quell’epoca remota.

L’altro giorno su amazon.com ho trovato un libro dal titolo Hunters and Gatherers Book One: The Neolithic People edito dalla sid harta publishers (sidharta.com/au/) e scritto da Joe Deriu, di cui esiste per il momento soltanto l’edizione in lingua inglese. Ho visto i commenti entusiastici dei lettori e, in attesa di poterlo leggere, posso solo dire che sono felice che abbia realizzato questo suo sogno, gli faccio i miei migliori auguri per la pubblicazione e lo aspetto in Sardegna al più presto per ascoltare e condividere di nuovo la sua straordinaria esperienza.

Traduco di seguito la recensione del libro.

L’odio tra due fratelli, Huyuk e Krot, porta alla divisione tra la gente del villaggio di Uro. Insieme a un gruppo di cacciatori e raccoglitori, Huyuk parte per fondare il suo villaggio. La sua ricerca mette alla prova la loro maniera di vivere. Combattono con bestie feroci, uccidendole o scacciandole dalla terra che loro considerano come loro dominio. Guidati da Huyuk e dal suo luogotenente Catal, cercano di imparare dalle altre genti e di mettere in relazione le proprie conoscenze. In breve tempo, il loro piccolo villaggio cresce e prospera. Krot, comunque, è invidioso del successo di suo fratello, e la sua natura crudele prevale su di lui, portando in tal modo morte e miseria al suo popolo.

Per ulteriori informazioni biografiche rimando ad amazon.com

Concludo con un vecchio proverbio che dimostra il saldo legame di Peppino alle sue radici culturali e che egli ha voluto erigere a motto: If you don’t know from where you came, you cannot know where you are going.

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In seguito alla notizia dell’assegnazione della copertina del Time, dedicata a Vladimir Putin come person of the year 2007, Beppe Grillo ha dedicato il suo post quotidiano alla giornalista russa Anna Politkovskaja.

Un modo per calmare la sete, per guardare dentro la vetrina di una rivista e delle vite che ha soffocato e per parlare ancora. Questa è la notizia dell’assassinio, nell’agenzia distribuita da Repubblica nell’ottobre del 2006.

La rivista (un’altra) eSamizdat ha dedicato alla Politkovskaja un intero numero (simbolicamente, si intende, dato che i contributi presenti sono ovviamente trasversali). Per avere un’idea del modo in cui è stato accolto, si può leggere la versione dell’Osservatorio Caucaso e di Pagina Zero. Il giornalismo vale una vita.

Nella foto di Vincenzo Caico, Vinicio Capossela canta davanti a una gigantografia di Anna Politkovskaja.

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L’intento della pittura di Magritte che va dal 1925 al 1936 consisteva nella ricerca sistematica di un effetto poetico sconvolgente, dettato dall’accostamento di oggetti tratti dalla realtà che non avessero alcun nesso tra di loro né con il contesto in cui erano inseriti. La volontà di Magritte era “di far urlare il più possibile gli oggetti più familiari”.

Il falso specchio (192 8) è uno degli esempi più eclatanti di questa nuova poetica. La superficie è occupata da un enorme occhio aperto, e a parte il primissimo piano così inusuale, non ci troviamo assolutamente nulla di particolare, tranne per il fatto che l’iride è un cielo attraversato da nuvole. La pittura è manifestamente rozza, anche se sarebbe più opportuno dire banale. Sembra il disegno di un libro sul disegno, o un disegno tratto da un giornale di medicina. Ma quello che colpisce è l’iride, dove la pupilla prende le sembianze di un sole nero in mezzo a un cielo inquieto in cui si addensano candide nuvole. Si tratta di un trompe l’oeil, tanto caro ai surrealisti e di cui Magritte è stato un maestro.

A questo punto si profila una doppia interpretazione, il cielo è un riflesso della realtà specchiata nell’occhio, oppure, come suggerisce il titolo, il falso specchio ritrae dall’interno non quello che l’occhio vede ma quello che vorrebbe vedere?

Forse è un sogno che affiora dal subconscio, l’arte non come rappresentazione ma come concetto, la scandalosa unione di aspetti che la vita quotidiana tende a selezionare e a collocare in categorie separate.

La stessa immagine ispirò la prima scena di Un chien andalou di Bunuel e Dalì, girato nello stesso anno e considerato il primo film surrealista, in cui la luna attraversata da una nube muta in un occhio tagliato da una lama, dove la metafora allude alla negazione dell’idea naturalistica di pittura. Il fondamento di una nuova arte, che non nasce più dall’impressione visiva, ma da associazioni inconsce, da un più naturale ed eversivo processo di costruzione mentale.

– Vogliamo parlare del giugno 1998? –Greg distolse lo sguardo dal cartello Partenze. – Scusi? –

– Il 17 giugno 1998 ha pubblicato un messaggio su alt.burningman riguardo alla sua intenzione di partecipare a un festival. Ha chiesto: “Ma i funghetti sono proprio un’idea tanto malvagia?” –

L’interrogatore della sala accessoria di controllo era piuttosto anziano, e tanto macilento che pareva fosse stato intagliato nel legno. Le sue domande andarono molto più a fondo dei funghetti.

– Mi parli dei suoi hobby. Si interessa di modellini di razzi? –

– Come? –

– Modellini di razzi –.

– No, – disse Greg. Assolutamente no –. Cominciava a capire dove volevano andare a parare.

L’uomo prese un appunto, pigiò qualche tasto. – Vede, se gliel’ho chiesto è perché noto un forte picco sulle inserzioni di componenti di razzi in corrispondenza dei risultati delle sue ricerche e della sua casella di posta su Google –.

Scroogled è un racconto di  Cory Doctorow. La versione originale uscì su Radar; la traduzione italiana è stata curata da Collane di ruggine (una traduzione indipendente è invece a cura di Decio Biavati). Come considera Nazione Indiana, è possibile accedere in rete alla traduzione francese curata da Valérie Peugeot, Hervé Le Crosnier et Nicolas Taffin e a diverse traduzioni in altre lingue.

Il racconto originale in lingua inglese è stato pubblicato in rete sotto licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo. Le versioni integrali in lingua italiana si trovano qui e anche qui.

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