11 Dicembre 2007
Seven years in Tibet
Posted by duke811 under libri da rileggere | Tag: cinema, diritti umani, letteratura, musica, oriente |Le memorie di Heinrich Harrer, sciatore e alpinista austriaco all’epoca del Reich, sono state spesso oggetto di discussione e, come è successo per tante cose che riguardano l’Oriente, si è fatta una gran confusione senza provare a capirci qualcosa leggendo oltre i pregiudizi.
La storia è nota, grazie anche alla trasposizione cinematografica di Jean-Jacques Annaud. Si tratta della fuga di due alpinisti austriaci da un campo di concentramento nel nord dell’India per cercare la libertà attraverso le vette inviolabili del Tibet, fino alla città proibita di Lhasa dove Harrer stringerà una profonda amicizia col Dalai Lama, allora quattordicenne. È fondamentalmente un libro d’avventura, un libro che racconta senza preconcetti la vita semplice e straordinaria di un popolo che resisteva protetto e isolato dal resto della civiltà prima del genocidio perpetrato dai cinesi. Una testimonianza che, al di là dell’indubbio valore letterario, apre la prospettiva di un modo di vivere che ci appare ormai come il sogno di un ricordo atavico.
Nel corso degli anni qualcuno si è appropriato della fortuna di questo libro per trarne conclusioni superficiali, per trovare inesistenti connessioni teosofiche e new age, qualcuno si è risentito perché la spedizione a cui aveva partecipato Harrer prima di cadere nelle mani degli inglesi era finanziata da Hitler, altri si sono affrettati a etichettarlo come cianfrusaglia perché la denuncia dell’invasione maoista avrebbe potuto turbare i fragili ideali del Sessantotto.
La sostanza non cambia, chiunque venga a contatto con le pagine di Sette anni in Tibet resta incantato di fronte alla maestosità quasi soprannaturale dei paesaggi montani e alla desolazione mistica degli altopiani, affascinato dalla vicenda del protagonista e del suo compagno di fuga, e ammaliato dalla rappresentazione di un popolo dalle tradizioni millenarie che dietro il suo isolamento nascondeva un tesoro che valeva la pena di conservare, che non aveva niente di materiale da offrire, soltanto compassione, nobiltà e amicizia.
Dal libro, oltre al già citato film, nel ‘97 David Bowie ha tratto una magnifica canzone dal titolo Seven years in Tibet inclusa nell’album Earthling.
11 Dicembre 2007 at 2:49 pm
da segnalare il sito dell’Associazione Italia-Tibet:
http://www.italiatibet.org
dove si trovano informazioni e notizie sulla situazione attuale in Tibet e su cosa si può fare concretamente.