Voglio parlare di Rayuela (Il Gioco Del Mondo) di Julio Cortàzar, un libro completamente fuori dagli schemi della letteratura moderna. Tanto per cominciare il romanzo ha una particolarità strutturale, si può leggere nell’ordine consueto, cioè capitolo dopo capitolo, pagina dopo pagina, tralasciando l’ultima parte con i capitoli “dei quali si può fare a meno”; oppure si può seguire un altro percorso, all’inizio del libro infatti c’è l’ordine (o il disordine, a seconda dei punti di vista) in cui andrebbero letti i capitoli, e alla fine di ogni capitolo è segnalato quello che dovrebbe essere il suo successivo, in modo da facilitare il compito del lettore. Ma si può fare ancora meglio, ho letto di qualcuno che ha sbagliato nel seguire l’ordine e ha scoperto un nuovo percorso, a parer mio si potrebbe anche sbagliare volutamente e perdersi nei capitoli, nelle pagine straordinarie di un romanzo dimenticato troppo presto dalla letteratura, leggerlo come un quadro di Klee, cercando di arrivare al centro del mandala.

Al di là di questa sua architettura asimmetrica, il libro è straordinario nella Parigi avvolta dalla nebbia delle conversazioni del circolo di intellettuali frequentato da Horacio, Parigi che si muove al ritmo del jazz, che cammina come uno dei suoi clochard, che cerca la sua identità, e poi Horacio e la Maga, Horacio intellettuale argentino sradicato a Parigi, alla ricerca di qualcosa che sembra nascosto dietro la semplicità della Maga, qualcosa che è incomprensibile all’erudito, che non è nei libri, nelle parole, ma in un nuovo modo di essere, più diretto e autentico. E poi l’amore impossibile, il fallimento e il ritorno a Buenos Aires, le dissertazioni letterarie dello scrittore Morelli, le infinite citazioni, e un magnifico finale che non esiste, che sembra rimescolare tutto e ricominciare da capo.

Quindi leggetelo come volete, ne vale la pena.