20 Gennaio 2008
Da Salvatore Niffoi a Flavio Soriga: morte e rinascita degli stereotipi
Posted by tuttobaratto under scritture di carta | Tag: flavio soriga, fois, letteratura, niffoi, sardegna, stereotipi |Fu così che dopo Diavoli di Nuraiò (Il Maestrale) e Neropioggia (Garzanti), e dopo i dichiarati 5 anni di attesa, Flavio Soriga, nato ad Uta nella dimenticata provincia di Cagliari, nel 1975, tornò in libreria con Sardinia Blues. Bisognerebbe parlarne, perché, che piaccia o no, la strana sensazione nel leggere un romanzo Bompiani firmato a S’Archittu, per chi quelle spiagge non le ha semplicemente viste una sera di tanti anni fa nella cartolina ricevuta da lontano in una stanza di città, e certe sere di maggio le ha vissute come il Davide del romanzo, in un’isola che ha l’odore impossibile della terra bagnata e un cielo di rumori, più distante dai superhotel di un superagosto di un supermilionario russo, che piaccia o no, non è una sensazione da poco leggere un romanzo Bompiani ambientato nel Montiferru. Anche alla faccia delle recenti unioni dei comuni sulle quali tanto fanno peso e affidamento i politici locali, si direbbe; alla faccia della «Sardegna ancestrale di Salvatore Niffoi» o di «quella noir di Marcello Fois», come l’ha definita Lara Crinò sul Venerdì di Repubblica, o di «quella spagnoleggiante e malarica di Giorgio Todde». Perché Soriga «coglierebbe lo stordimento di questa gioventù azzerando gli stereotipi. E facendo del suo romanzo l’inno a un’altra Sardegna, distante anni luce dalla Costa Smeralda». Criticabile, generazionale, una storiella di poco conto: che fa ripensare agli anni ’90, a queste nostre vite di provincia da tempo un po’ ancestrali, misteriose, un po’ antiche, e adesso anche un po’ blues.
26 Gennaio 2008 at 11:02 am
Dunque al calzolaio le tristezze di Soriga blues non piacciono, come non piacciono quelle sciamannate di Niffoi, quelle deleddine di Fois, quelle psichiatrico-mortuarie di Todde? Vorrei chiedere se apprezza di più le tristezze sessuali della Agus, le tristezze decadenti-borghesi-cattoliche di Mannuzzu, le tristezze ferite antropologiche di Angioni. Io forse sì, specie di quest’ultimo che zitto zitto scrive facendosi imitare e chiosare da tutti quegli altri di questa nouvelle vague sarda. cosiddetta sarda.
26 Gennaio 2008 at 7:48 pm
Ho letto molto Fois, abbastanza Niffoi, mi auguro di poterlo leggere ancora. Le definizioni in virgolettato erano della Crinò, in ogni caso. Anche Soriga conosco bene, e non dico che è male, non ne avrei parlato. In che senso Angioni scrive facendosi imitare? Non mi pare. In tal caso però non vedo perché dovrebbe portare rancore.
2 Febbraio 2008 at 11:41 am
Ho detto male. Non so nemmeno più che cosa volevo dire: c’è stato un incidente di scrittura. In fondo, e comunque adesso, volevo e voglio segnalare qualche scrittore sardo non proprio alla moda, come appunto Angioni, di cui consiglio molto Le fiamme di Toledo (Sellerio) e il recente La pelle intera (Il Maestrale). Angioni Mannuzzu Atzeni trent’anni fa sono stati un po’ i padri di quello che oggi nel bene e nel male si dice nouvelle vague della narrativa sarda.
3 Febbraio 2008 at 6:55 pm
Condivido, per quanto posso dire, nel caso di Atzeni. Ho amato molto Il quinto passo. Per quanto riguarda la nouvelle vague, Soriga stringherebbe a colpi di snob certe definizioni. Se queste le si applica esternamnte, con una lettura lucida però, credo invece che se ne possa parlare. In fondo c’è chi disprezza e poi nasconde sotto i baffi la lusinga ricevuta.
22 Febbraio 2008 at 9:15 am
L’ultima parte, da Soriga in giù, mi è del tutto oscura. Ma mi incuriosisce.