6 Marzo 2008
La concessione dell’italianità
Posted by tuttobaratto under scritture sullo schermo | Tag: agus, letteratura, manifesto, niffoi, soriga |Sul blog Carmilla, Gianluca Bavagnoli ha raccontato di recente il Sardinia Blues di Flavio Soriga. Tra l’altro, scrive:
Per concludere, Cristina Taglietti, sul “Corriere” del 21 gennaio, lo inscrive [intende Soriga] con merito nel cosiddetto rinascimento sardo – seppur così vario per tematiche, stile e uso della lingua – a fianco di Milena Agus, Salvatore Niffoi e Marcello Fois, dimenticando però scrittori come Todde, “l’immigrato” Carlotto, Angioni, Marrocu e Abate (che su “Tuttolibri” Sergio Pent non omette). Ma è giusto parlare di rinascimento sardo per scrittori così diversi? Non si rischia di fare un passo indietro, e di fare irritare Flavio Soriga? Una cosa è certa: non sarebbe male cominciare a parlare di scrittori italiani, bravi o meno, più o meno interessanti e di ampio respiro.
Il lungo resoconto di Bavagnoli, chiaramente senza pretese, non lascia spazio alcuno al fenomeno (più o meno apprezzabile) dell’ultima letteratura e narrativa prodotta dagli autori isolani. Liquida tutto con un (altrezzanto) plausibile “iniziare a parlare di scrittori italiani”. Non c’è traccia, insomma, di ciò che è necessario inscrivere alla base del successo attuale di autori come Soriga (appunto), Milena Agus o Salvatore Niffoi. Che si tratti di autori italiani non c’è dubbio, pertanto non si capisce bene cosa si attenda.
Per chiarire la mancanza di lucidità che compare spesso in valutazioni di questo tipo, è interessante fare attenzione a ciò che ricorda Mario Cubeddu in Scrittori sardi. La ricetta del successo.
Alcuni dei punti più interessanti messi in luce:
1. L’entrata nel mercato culturale deli autori attuali è più calcata rispetto al passato: l’editore guadagna migliaia di euro. Si tratta di un elemento preliminare, in quanto i seguenti punti rappresentano le cause di questo meccanismo di tipo economico, e al tempo stesso si trasformano in altrettanto rilevanti effetti.
2. Il ruolo svolto dall’editore Il Maestrale e da Nuoro che riesce a marcare un’identità sarda a livello nazionale senza complessi di inferiorità.
3. L’attenzione da parte della critica e dei lettori italiani ed europei. Seppure tutto inizi con Sergio Atzeni, come riconosce Cubeddu, a lui non venne certamente rivolta la stessa attenzione in un recente passato. In appendice a questo punto (come elemento di novità) si inscrive anche l’intesa senza precedenti creatasi tra i narratori isolani e la politica regionale.
4. Altro elemento di discontnuità rispetto al passato è chiaramente la qualità delle opere letterarie in questione, considerate, ad esempio, da un punto di vista stilistico in modo indipendente dal contesto o da altri aspetti sociali ed economici.
Scrive Cubeddu:
Dietro questo successo degli scrittori sardi c’è anche l’attenzione di un pubblico nuovo. Il poeta improvvisatore chiamava a sé nella piazza tutta la comunità. Si può azzardare il parallelo con le folle di giovani che accorrono alle presentazioni delle nuove uscite letterarie, così come ai vari festival che si tengono in diversi paesi e città? La Sardegna è notoriamente una terra di forti lettori. Di giornali, tanto come di libri. Qualcuno dovrà spiegare, prima o poi, come mai ha anche la scuola che respinge più alunni.
Le considerazioni di Cubeddu, è vero, salvano in qualche misura dalla confusione generata dai partiti pro o contro nouvelle vague che aleggiano nei giornali come nei blog.
Valutazioni attendibili e credibili sul ruolo svolto dall’attuale condizione dei mezzi di comunicazione (vedi la circolazione delle idee e delle informazioni, anche librarie e libresche, per mezzo della rete) e prese di coscienza affini sono immancabilmente rimandate alla prossima puntata. Superficialità permettendo.
6 Marzo 2008 at 10:37 am
Eccomi, caro “tuttobaratto”.
Vero: non si accenna alle basi del successo “sardo” nel post.
Ma parlare di superficialità mi pare eccessivo. Non credo fosse il luogo per parlare di quello, e già il collegamento ad Atzeni, per un pubblico non sardo, credo sia al limite.
Con la frase “non fare irritare Soriga” ho cercato di rendere un concetto che forse è rimasto un po’ inespresso: Soriga, in “Sardinia blues”, contesta un certo tipo di concezione della cultura e della letteratura in Sardegna. Non voglio dilungarmi, comunque il finale era più legato alle sue contestazioni che alle mie.
Quella sarda è - credo - un’onda anomala partita proprio con Atzeni, e che fortunatamente non si ferma. Anzi. Non deve tuttavia, per mantenere un’idea di continuità, rimanere fenomeno isolato e territoriale. Altrimenti credo sia destinato a spegnersi, e neanche troppo lontano nel tempo.
Ultima cosa: la programmazione editoriale e il progetto del Maestrale sono grandiosi, tanto di cappello. Ma il successo reale arriva poi da Adelphi, Nottetempo, Bompiani (tirature e visibilità maggiore).
Per il Maestrale la distribuzione ora non è più un problema (miracoli dei grandi gruppi editoriali, e di Rcs in questo caso), rimane però quello delle tirature.
Fermo restando che il post da lei scritto segue esattamente la direzione che Soriga vuole evitare, la saluto
6 Marzo 2008 at 10:49 am
Credo che la continuità ci sia; credo che senza il lavoro ti alcune teste, a partire da una quindicina d’anni fa, i grossi editori e i grossi nomi di cui si parla avrebbero avuto meno sicurezza in fatto di numeri e tirature. Credo che ciò che potrebbero voler evitare Soriga, o magari Angioni, o ltri per loro, sia davvero cosa di poco conto, dato che tutti come loro (e in determinati casi più di loro) hanno la possibilità e il diritto di considerare ciò che è accaduto dal proprio punto di vista. Grazie per la replica.
6 Marzo 2008 at 11:36 am
Verissimo che le basi costruite dal Maestrale sono state FONDAMENTALI, verissimo che ognuno può e deve avere il proprio punto di vista.
Ma per crescere e consolidarsi bisogna confrontarsi con altro, ed è quello che scrive Soriga (e che io condivido in pieno) accennando a Roth e Carver, e alla Deledda…
Confrontarsi, soprattutto se si parte da posizioni differenti, arricchisce sempre: e spero sia così anche in questo botta e risposta.