Sul blog Carmilla, Gianluca Bavagnoli ha raccontato di recente il Sardinia Blues di Flavio Soriga. Tra l’altro, scrive:

Per concludere, Cristina Taglietti, sul “Corriere” del 21 gennaio, lo inscrive [intende Soriga] con merito nel cosiddetto rinascimento sardo – seppur così vario per tematiche, stile e uso della lingua – a fianco di Milena Agus, Salvatore Niffoi e Marcello Fois, dimenticando però scrittori come Todde, “l’immigrato” Carlotto, Angioni, Marrocu e Abate (che su “Tuttolibri” Sergio Pent non omette). Ma è giusto parlare di rinascimento sardo per scrittori così diversi? Non si rischia di fare un passo indietro, e di fare irritare Flavio Soriga? Una cosa è certa: non sarebbe male cominciare a parlare di scrittori italiani, bravi o meno, più o meno interessanti e di ampio respiro.


Il lungo resoconto di Bavagnoli, chiaramente senza pretese, non lascia spazio alcuno al fenomeno (più o meno apprezzabile) dell’ultima letteratura e narrativa prodotta dagli autori isolani. Liquida tutto con un (altrezzanto) plausibile “iniziare a parlare di scrittori italiani”. Non c’è traccia, insomma, di ciò che è necessario inscrivere alla base del successo attuale di autori come Soriga (appunto), Milena Agus o Salvatore Niffoi. Che si tratti di autori italiani non c’è dubbio, pertanto non si capisce bene cosa si attenda.
Per chiarire la mancanza di lucidità che compare spesso in valutazioni di questo tipo, è interessante fare attenzione a ciò che ricorda Mario Cubeddu in Scrittori sardi. La ricetta del successo.
Alcuni dei punti più interessanti messi in luce:
1. L’entrata nel mercato culturale deli autori attuali è più calcata rispetto al passato: l’editore guadagna migliaia di euro. Si tratta di un elemento preliminare, in quanto i seguenti punti rappresentano le cause di questo meccanismo di tipo economico, e al tempo stesso si trasformano in altrettanto rilevanti effetti.
2. Il ruolo svolto dall’editore Il Maestrale e da Nuoro che riesce a marcare un’identità sarda a livello nazionale senza complessi di inferiorità.
3. L’attenzione da parte della critica e dei lettori italiani ed europei. Seppure tutto inizi con Sergio Atzeni, come riconosce Cubeddu, a lui non venne certamente rivolta la stessa attenzione in un recente passato. In appendice a questo punto (come elemento di novità) si inscrive anche l’intesa senza precedenti creatasi tra i narratori isolani e la politica regionale.
4. Altro elemento di discontnuità rispetto al passato è chiaramente la qualità delle opere letterarie in questione, considerate, ad esempio, da un punto di vista stilistico in modo indipendente dal contesto o da altri aspetti sociali ed economici.
Scrive Cubeddu:

Dietro questo successo degli scrittori sardi c’è anche l’attenzione di un pubblico nuovo. Il poeta improvvisatore chiamava a sé nella piazza tutta la comunità. Si può azzardare il parallelo con le folle di giovani che accorrono alle presentazioni delle nuove uscite letterarie, così come ai vari festival che si tengono in diversi paesi e città? La Sardegna è notoriamente una terra di forti lettori. Di giornali, tanto come di libri. Qualcuno dovrà spiegare, prima o poi, come mai ha anche la scuola che respinge più alunni.

Le considerazioni di Cubeddu, è vero, salvano in qualche misura dalla confusione generata dai partiti pro o contro nouvelle vague che aleggiano nei giornali come nei blog.

Valutazioni attendibili e credibili sul ruolo svolto dall’attuale condizione dei mezzi di comunicazione (vedi la circolazione delle idee e delle informazioni, anche librarie e libresche, per mezzo della rete) e prese di coscienza affini sono immancabilmente rimandate alla prossima puntata. Superficialità permettendo.