Stamattina ho acceso il computer e, come spesso mi capita, sono andato a leggere qua e là cosa dicevano i vari quotidiani. Clicco sul sito del Corriere della Sera, e tra una notizia poco interessante e un’altra leggo Vattimo firma l’appello contro i monaci tibetani; non credo ai miei occhi, penso immediatamente di aver letto male, di sicuro ho sbagliato io leggendo, mi ripeto… ma non è così, nell’articolo di Gianna Fregonara è proprio scritto così, ma se si va oltre il titolo si scoprono cose ancora più interessanti, cioè che i disordini di Lhasa del 14 marzo sarebbero un pogrom anticinese, e ancora si parla di campagna anticinese dai connotati razzisti, e degna continuazione del piano imperialista contro Pechino e della guerra dell’Oppio.

Ohibò! Sulle prime non riesco a capacitarmi del fatto che qualcuno possa sparare per aria simili sciocchezze, proprio in questi giorni poi, ma se penso che a farlo siano stati un filosofo, Vattimo, e uno storico, Losurdo, il mio stupore non può far altro che tramutarsi in meraviglia fino a degenerare umanamente nel giro di pochi istanti (il tempo di una breve riflessione) in sgomento e indignazione.

Che il governo cinese continuasse a difendere il suo operato, mi sembra in linea con il suo carattere e con la sua storia, non fanno notizia le usuali menzogne della propaganda, culminate nel travestimento dei poliziotti da monaci devastatori in una patetica farsa per intorbidire le acque. è lecito attendersi anche le fandonie sul terrorismo venute fuori nelle ultime ore, che tra l’altro creano un inquietante collegamento con tutte quelle a cui siamo costretti da anni sul fondamentalismo islamico.

Quello che mi stupisce è che nel nostro occidente, che si definisce, forse in maniera troppo ottimistica, libero, due “pensatori” di tale calibro, vengano fuori con una simile proposta. Probabilmente ai due sostenitori dell’orribile capitalismo marxista che affligge la Cina da decenni, bisognerebbe far presente non solo il genocidio perpetrato ogni secondo che passa in Tibet e nelle province vicine, che conta milioni di morti e altrettanti profughi, accompagnato dalla quasi totale distruzione del patrimonio artistico e religioso di una nazione e dalla colonizzazione scientifica da parte di un’etnia avversa al Buddhismo, ma anche il controllo e l’appoggio sanguinario per esempio in Birmania, nei confini mongoli e delle repubbliche ex-sovietiche e in Corea del Nord, e la nuova colonizzazione in Africa, per tacere poi della repressione interna, le condanne a morte, la mancanza della libertà di stampa, le opere e le infrastrutture costruite a tempo di record in veri e propri campi di concentramento, la manodopera a costo zero, l’industrializzazione selvaggia e l’inquinamento, gli aborti sistematici al nono mese e gli assassinii dei secondogeniti, il collagene prodotto dai feti, e si potrebbe fare una lista molto più lunga.

Adesso, che la nostalgia del marxismo possa generare in simili soggetti un tale ottundimento sembra la prova del fatto che spesso la libertà di parola, può dare luogo a ragionamenti (?) e idee fuori dalla realtà, ma fa impressione sentirli da chi dovrebbe conoscere almeno un pochino la storia. Credo inoltre che la politica cinese faccia a pugni con il marxismo e con quello che Marx intendeva per comunismo, strada che a Pechino hanno abbandonato da un bel po’, vendendosi al capitalismo peggiore che si sia mai visto (e non era facile fare peggio dell’occidente in questo campo).

In conclusione, provo una sincera compassione per chi, in nome di un ideale che ha visto fallire qualsiasi suo tentativo di attuazione in un bagno di sangue, insiste ciecamente rinunciando alla propria onestà intellettuale, truccando la realtà e calpestando i diritti umani di cui magari si riempirà la bocca nel prossimo dibattito televisivo a cui sarà invitato a partecipare.