18 Febbraio 2008
Una base musicale realizzata utilizzando esclusivamente gli effetti di Windows.
Da non credere.
18 Febbraio 2008
Una base musicale realizzata utilizzando esclusivamente gli effetti di Windows.
Da non credere.
8 Dicembre 2007
Nel 1965 un’inchiesta svolta nelle università americane in cui si chiedeva chi fosse il personaggio più notevole del momento vide ai primi tre posti John Kennedy, Fidel Castro e Bob Dylan e poco tempo dopo il “New York Times” in una pagina dedicata ai nuovi intellettuali americani uscì col titolo “Bob Dylan è l’erede di Faulkner e di Hemingway?”.
Spesso si sente associare la parola poeta al nome di un cantautore, il più delle volte si scopre che questa definizione è intesa nel suo significato più superficiale, cioè la capacità di creare immagini poetiche, che insieme a una musica orecchiabile risvegliano nell’ascoltatore un’emozione. Nel caso di Bob Dylan il discorso è più complesso, non stiamo parlando di un semplice cantante che ha scritto buoni testi e venduto milioni di dischi; siamo di fronte a un ragazzo che a sedici anni scappò dalla sua casa nel grigiore del Midwest per visitare Woodie Guthrie, icona del folk, nel New Jersey; che a vent’anni vagava per New York dormendo nelle stazioni della subway e cantando nel Village, che è stato il profeta del più grande movimento giovanile del ventesimo secolo senza mai realmente farne parte. Ginsberg gli dedicò una poesia e non è difficile trovare nei testi di Dylan l’influenza della beat generation e di tanta letteratura americana: Whitman, Thoreau, Melville, Eliot e Pound, per citarne alcuni. Si è parlato a lungo di una sua candidatura al nobel, suscitando opinioni contrastanti e riportando alla luce la vecchia disputa: può la musica “leggera” ambire a un posto di rilievo nell’élite non solo della musica, ma anche della letteratura?