narrazioni moderne


Mario Luise ha recentemente raccontato sul periodico Controcampus una nuova forma di prostituzione degli studenti italiani, scelta, sembrerebbe, per pagarsi gli studi. L’indagine è stata svolta da un noto portale, Studenti.it. Scrive Luise:

Se ci riferissimo al sesso femminile, la prostituzione non rappresenterebbe mica una notizia nuova. Perché la cosa è stata ampiamente confermata diverse volte, ed in particolare un anno fa, quando un’indagine rivelò che una studentessa su cinque utilizza il proprio corpo come strumento per racimolare soldi part-time. Tragica storia.

Uno studente universitario su quattro, secondo le indagini, si prostituisce: guadagnando dai 10 ai 50 euro ogni mezz’ora se lo fa sul web, 150 euro a notte da gigolò.

Un’intervista sui pornostudenti, raccolta da Matteo Scarlino, racconta di Silvio (nome di fantasia), che dice:

Sono ormai due anni che lo faccio. Sono qui a Bologna da 4 anni: posso permettermi di stare lontano da casa solo a patto di lavorare. Da sempre mi sono rimboccato le maniche. Così ho fatto ed ho cominciato prima come cameriere in un pub del centro e poi come pr per le discoteche della riviera romagnola. Parlando con i colleghi, è venuto fuori che c’era la possibilità di arrotondare facendo da accompagnatore a certe signore. Queste prestazioni extra erano dei veri e propri incontri sessuali con loro.

Così racconta l’evoluzione di una professione:

Se si tratta di donne che mi contattano da internet devo dire che nella maggior parte dei casi si tratta di signore annoiate o mogli abbandonate che vogliono divertirsi per vantarsi con le amiche. Su internet è assai facile poi che ti contattino coppie che vogliono fare cose strane. Di solito in questi casi sparo cifre alte. Nessuno però finora ha mai accettato e se lo avessero fatto non so se sarei stato in grado di proseguire. C’è poi la clientela del passaparola. In questi casi si tratta di donne ricche, in molti casi single. Loro pagano molto di più.

Pur non essendo incline a discutere di argomenti che vanno sotto la sgradevole voce di “attualità”, quello che è successo pochi giorni fa in Italia riguardo alla (mancata) presenza del Papa alla Sapienza merita di essere commentato, perché esula dal contesto della attualità che ci viene propinata dalla solfa quotidiana dei tiggì e perché ha connotazioni di carattere storico, etico, sociale e politico.

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Riceviamo e pubblichiamo una testimonianza sui disordini di Cagliari.

Mi chiamo Riccardo Caria, ho 26 anni e vivo a Cagliari. Venerdì 11 gennaio 2008, come spesso accade, ho deciso assieme ad un amico (Mattia Sanna, 21 anni, di Cagliari anche lui) di andare al cinema. Una serata qualsiasi. Finita la proiezione, io e Mattia decidiamo di andare a mangiare qualcosa prima di tornare a casa, visto che il giorno dopo avremmo dovuto studiare. La scelta, come sempre, cade sulla pizzeria Tre Archi in viale Diaz, anche perché avevamo saputo che altri amici si trovavano in quella zona. Tutto ciò accadeva poco dopo le 23. Arrivati nel luogo stabilito, la macchina viene parcheggiata nel parcheggio della banca CIS. La stessa sera a Cagliari era in programma una manifestazione davanti alla casa del governatore Renato Soru per i fatti legati ai rifiuti campani direzionati verso la Sardegna. Non possiamo non sentire gli schiamazzi, vedere il dispiegamento di auto della polizia, notare il fumo proveniente dalla collinetta di viale Bonaria (dove abita il governatore). Incuriositi, decidiamo di avvicinarci un poco e vedere cosa realmente stia accadendo.
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– Vogliamo parlare del giugno 1998? –Greg distolse lo sguardo dal cartello Partenze. – Scusi? –

– Il 17 giugno 1998 ha pubblicato un messaggio su alt.burningman riguardo alla sua intenzione di partecipare a un festival. Ha chiesto: “Ma i funghetti sono proprio un’idea tanto malvagia?” –

L’interrogatore della sala accessoria di controllo era piuttosto anziano, e tanto macilento che pareva fosse stato intagliato nel legno. Le sue domande andarono molto più a fondo dei funghetti.

– Mi parli dei suoi hobby. Si interessa di modellini di razzi? –

– Come? –

– Modellini di razzi –.

– No, – disse Greg. Assolutamente no –. Cominciava a capire dove volevano andare a parare.

L’uomo prese un appunto, pigiò qualche tasto. – Vede, se gliel’ho chiesto è perché noto un forte picco sulle inserzioni di componenti di razzi in corrispondenza dei risultati delle sue ricerche e della sua casella di posta su Google –.

Scroogled è un racconto di  Cory Doctorow. La versione originale uscì su Radar; la traduzione italiana è stata curata da Collane di ruggine (una traduzione indipendente è invece a cura di Decio Biavati). Come considera Nazione Indiana, è possibile accedere in rete alla traduzione francese curata da Valérie Peugeot, Hervé Le Crosnier et Nicolas Taffin e a diverse traduzioni in altre lingue.

Il racconto originale in lingua inglese è stato pubblicato in rete sotto licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo. Le versioni integrali in lingua italiana si trovano qui e anche qui.

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