scritture sullo schermo


Sul blog Carmilla, Gianluca Bavagnoli ha raccontato di recente il Sardinia Blues di Flavio Soriga. Tra l’altro, scrive:

Per concludere, Cristina Taglietti, sul “Corriere” del 21 gennaio, lo inscrive [intende Soriga] con merito nel cosiddetto rinascimento sardo – seppur così vario per tematiche, stile e uso della lingua – a fianco di Milena Agus, Salvatore Niffoi e Marcello Fois, dimenticando però scrittori come Todde, “l’immigrato” Carlotto, Angioni, Marrocu e Abate (che su “Tuttolibri” Sergio Pent non omette). Ma è giusto parlare di rinascimento sardo per scrittori così diversi? Non si rischia di fare un passo indietro, e di fare irritare Flavio Soriga? Una cosa è certa: non sarebbe male cominciare a parlare di scrittori italiani, bravi o meno, più o meno interessanti e di ampio respiro.

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In seguito alla notizia dell’assegnazione della copertina del Time, dedicata a Vladimir Putin come person of the year 2007, Beppe Grillo ha dedicato il suo post quotidiano alla giornalista russa Anna Politkovskaja.

Un modo per calmare la sete, per guardare dentro la vetrina di una rivista e delle vite che ha soffocato e per parlare ancora. Questa è la notizia dell’assassinio, nell’agenzia distribuita da Repubblica nell’ottobre del 2006.

La rivista (un’altra) eSamizdat ha dedicato alla Politkovskaja un intero numero (simbolicamente, si intende, dato che i contributi presenti sono ovviamente trasversali). Per avere un’idea del modo in cui è stato accolto, si può leggere la versione dell’Osservatorio Caucaso e di Pagina Zero. Il giornalismo vale una vita.

Nella foto di Vincenzo Caico, Vinicio Capossela canta davanti a una gigantografia di Anna Politkovskaja.

morsa 

Già da tempo è attiva sul web la struttura sperimentale della SIC, ovvero, dicono loro, della Scrittura Industriale Collettiva, che si propone come

un metodo rivoluzionario di scrittura di gruppo. Ispirata ai principi di divisione del lavoro propri del fordismo, della bottega dell’arte rinascimentale e dell’industria del cinema, punta ad ottimizzare l’efficienza e l’efficacia di un gruppo di scrittura, portando alla composizione di testi organici ed eliminando i personalismi in nome della bontà dell’opera.

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Secondo gli autori impegnati nel progetto, il metodo della SIC nascerebbe dall’identificazione dei comuni ostacoli che si ritrovano a limitare la qualità delle opere di gruppo, offrendo

a chiunque gli strumenti per superarli. Crediamo che la scrittura collettiva abbia ancora da dare i suoi frutti migliori, sia per quanto riguarda i piccoli gruppi, sia per le grandi masse di persone.

Attraverso la comune individuazione di un soggetto, che presenti una completa schedatura di personaggi, tematiche e locazioni, ricerche contestuali relative a luoghi ed epoche storiche (che finiscono nel materiale preparatorio accumulato comunitariamente), un direttore artistico (che non ha la facoltà di interagire con documenti originali propri) si preoccupa di individuare gli spunti migliori e di integrarli perfettamente. Nella seconda fase, attraverso un percorso identico (secondo il quale ogni partecipante scriverà per intero la propria “versione dei fatti”),

il direttore artistico provvede alla stesura definitiva distillando il meglio.

Le possibilità di assunzione partecipazione pare siano notevoli.